If You Call Yourself “Banana”

“La strada è sempre decisa, non però in senso fatalistico. Sono il nostro continuo respirare, gli sguardi, i giorni che si susseguono a deciderla naturalmente”.

(cit. Kitchen, Banana Yoshimoto)

All’epoca del mio primo incontro con Banana Yoshimoto, ammetto di non averlo riconosciuto. Lo sforzo fu purtroppo davvero minimo, e lo liquidai con pregiudizio ritenendo di avere davanti un eccentrico autore giapponese post-manga. Forse era stato il trauma infertomi da Akira, o la scoperta che Kiss me Licia era in Giappone veicolo di insegnamento della sessualità: ed io sono cresciuta in un’atmosfera puritana… così non ne volli sapere di più, e me ne andai per la mia strada, salvo poi vincere il pregiudizio e fare finalmente un salto di qualità.
Banana Yoshimoto, nome d’arte di Mahoko Yoshimoto, è invero una scrittrice estremamente interessante, raffinata nei sentimenti e semplice nella scrittura. “Kitchen” è adorabile, forse perché mi ha permesso di rivivere il modo in cui è iniziato il mio di amore per la cucina, una passione leggera ma allo stesso tempo carica di energia. E l’atto del trasformare il cibo ha infine un nuovo sacro significato.
Ciò che interessa la scrittrice è il sentimento, vissuto nella vita e nella morte; ricordi e rimpianti e gioie proprie della vita dell’uomo. Ecco che Banana Yoshimoto si fa viva nei suoi libri, oltre le fantascienze ed i capricci della nostra epoca.

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